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L’11 gennaio del 1999 è la data della dipartita di uno dei più importanti, influenti e innovativi cantautori italiani: Fabrizio De André.
Cantautore degli emarginati o poeta degli sconfitti, Fabrizio Cristiano De André – conosciuto anche come Faber, appellativo datogli dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio – nasce il 18 febbraio del 1940 a Pegli (quartiere del ponente genovese) da genitori piemontesi che si trasferirono, per l’appunto, in Liguria dopo la nascita del loro primo genito Mauro.
D’indole tormentata e irrequieta, da ragazzino, passa da una scuola elementare di in un istituto privato ad una scuola statale, poiché il suo comportamento fu ritenuto “fuori dagli schemi” impedendogli così una pacifica convivenza (in primis) con gli insegnanti.

Dopo il diploma, a diciotto anni, lascia la casa dei genitori a causa del difficile rapporto col padre e intraprende, poi, vari percorsi formativi che abbandonerà per dedicarsi alla carriera da musicista.
In questi anni, condurrà una vita sregolata e in serio contrasto con i costumi della sua famiglia frequentando amici di tutte le estrazioni culturali e sociali ed in questo periodo, tra l’altro, verso la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, farà importanti letture che influenzeranno la sua visione del mondo.
Infatti, fondamentale fu la scoperta del libro L’Unico e La sua proprietà del filosofo tedesco Max Stirner che lo impressionerà a tal punto da autodefinirsi anarco-individualista.

Gli esordi
Nell’ottobre del 1961, la casa discografica Karim, pubblicò il suo primo 45 giri il cui disco conterrà solamente due brani: Nuvole Barocche ed E Fu la notte.
Nel maggio del ’63, poi, avvenne anche il suo debutto televisivo nel programma Rendez-Vous con il brano Il fannullone.
Ma solo nel ’67 e con La canzone di Marinella – interpretata da Mina – riscuoterà un notevole successo a livello nazionale.
Con la pubblicazione Storia di un impiegato , invece, avvenuta nel 1973, il poeta vivrà una profonda crisi non solo professionale ma anche personale poiché, nello stesso anno, porrà fine definitivamente il matrimonio con la prima moglie Puny da cui ha avuto il suo primo genito (Cristiano).
Successivamente, ritroverà la stabilità professionale recuperando anche quella sentimentale in quanto, durante le registrazioni del nuovo disco Canzoni
in collaborazione con Francesco De Gregori, “scontrerà” Dori Ghezzi che diventerà la madre di sua figlia (Luvi), sua moglie ma soprattutto sua compagna di vita.

E’ con lei, infatti, che condividerà uno degli eventi di vita e di coppia più traumatici: il rapimento… che lo segnerà a tal punto da ispirargli diverse canzoni tra cui Hotel Supramonte (nome in codice usato dai banditi).

In quasi quarant’anni di attività artistica, Faber, ha dato vita a quattordici album più alcune canzoni pubblicate solo come singoli.
Molte di queste raccontano, per l’appunto, storie di emarginati, ribelli e prostitute, e per il loro valore poetico sono accolte all’interno di antologie scolastiche i cui testi sono stati elogiati perfino dal poeta Mario Luzi.

Morì l’11 gennaio del 1999 a Milano a causa di un carcinoma polmonare e le sue ceneri furono disperse, per sua espressa volontà, al largo di Genova nel Mar Ligure.

“<< L’arte è menzogna rivelata: io ti do il tossico ma ti do anche l’antidoto.>>
L’Arte invece molto spesso aiuta a comprendere la verità, non fosse che con l’uso delle figure retoriche.”
(pezzi tratti dal libro Sotto le ciglia chissà di Fabrizio De André)

GRAZIE FABER!

Credit Photo:
http://www.fabriziodeandre.it/immagini/

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